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"Jugoslavia, il mio Paese" di Goran Vojnović miglior romanzo pubblicato in Slovenia nel 2012

24. 06. 2013 11:00


Il premio letterario Kresnìk, per il migliore romanzo pubblicato in Slovenia nel 2012, va allo scrittore e regista Goran Vojnović per Jugoslavia, il mio paese. Vojnović aveva già vinto il premio nel 2009, una sorta di Campiello sloveno istituito una ventina d'anni fa dal quotidiano Delo, con il libro d'esordio divenuto subito un best seller in Slovenia, Cefurij raus!- Terroni fuori - nella traduzione in italiano. Ieri sera la cerimonia di consegna del premio che ha visto imporsi il giovane scrittore sugli altri quattro finalisti, Borut Golob, Maruša Krese, Peter Režman e Marko Sosič.

Di Miro Dellore

 

 

 

"Ragazzo terribile" della scena letteraria slovena, reduce del meritato successo del suo primo libro "Čefuri raus" in italiano Terroni fuori, a 33 nni regista già affermato e pluripremiato con una serie di film azzeccati tra cui il recente "Piran-Pirano", Goran Vojnovič porta a casa il secondo premio Kresnik con un nuovo romanzo, inquietante e di grande attualità. Il taglio è fuori dagli stereotipi, come ci si aspetta dall'autore. Un titolo che prende spunto da un popolare slogan turistico alla vigilia del crollo della Jugoslavia, per l'appunto "Jugoslavia, il mio Paese", ripreso più tardi con idilliaco fulgore dalla Slovenia ormai indipendente. Un'anticipazione involontaria di quanto sarebbe avvenuto con i processi di democratizzazione e quindi di definitivo distacco dalla federazione da parte della Slovenia. C'era in Slovenia e si mantiene a tutt'oggi, ma alla fine degli anni Ottanta il nazionalismo assunse dimensioni tragiche soprattutto in Croazia, in Serbia e in Bosnia ed Erzegovina. Di lì a poco sarebbe successo il finimondo. Il romanzo di Goran Vojnovič è fondamentalmente "una ricerca del Paese perduto" di proustiana memoria, non da un aspetto nostalgico ma in ragione del sentimento di straniamento di cui è pervaso il protagonista, al quale ad un certo momento è venuto a mancare il Paese di appartenenza. Il tema portante del romanzo è perciò il desiderio di rapportarsi con il passato, con lo spazio comune di uno stato unitario, del proprio Paese insomma, ma è un confronto che non riguarda tanto i padri, ossia coloro che hanno determinato la tragedia, ma piuttosto i figli sui quali, paradossalmente, è ricaduta la colpa.