
“Raccontate di un cammino di pace, e di città gemelle, i cui confini un tempo erano tracciati col sangue, e dove oggi invece il confronto più grande è su chi ha il miglior gelato o il miglior caffè”.

Con queste parole la commissaria Europea all’allargamento Marta Kos ha aperto il proprio intervento all’avvio delle due giornate di Interreg GO!, l’evento che ha riunito al teatro Verdi di Gorizia più di 500 delegati dei programmi Interreg, settore della cooperazione interregionale. Presenti tra gli altri, accanto alla Commissaria Kos, anche il vicepresidente della Commissione Raffele Fitto e il ministro per la Coesione e lo Sviluppo regionale, Aleksander Jevšek.
La cooperazione, come chiave per assicurare lo sviluppo nelle aree di confine e agevolare l’ingresso di nuovi stati nell’Unione europea, è il tema di fondo che anima le due giornate, sottolineato anche da Marta Kos: “Grazie alle consolidate iniziative di cooperazione transfrontaliera che hanno sostenuto lo sviluppo di business, turismo e cultura – ha detto- l’allargamento era iniziato ben prima del 2004, e i programmi Interreg sono stati determinanti”.
Raccontate di un cammino di pace, e di città gemelle, i cui confini un tempo erano tracciati col sangue, e dove oggi invece il confronto più grande è su chi ha il miglior gelato o il miglior caffè".
“Questi progetti – ha aggiunto - affrontano i confini fisici, ma ancora più importante, abbattono i confini mentali, perché incoraggiano le comunità a pensare e a cooperare oltre la loro città o regione. Ispirano le persone a pensare in modo europeo”.
Sia Kos sia Fitto hanno espresso ottimismo verso un rapido ingresso in Europa di sette paesi candidati all'adesione (Albania, Bosnia ed Erzegovina, Moldavia, Montenegro, Macedonia del Nord, Serbia e Ucraina), paesi che attualmente hanno accesso a 394 milioni di euro di finanziamenti per le politiche transregionali. “Per la prima volta in più di un decennio abbiamo una possibilità realistica di poter portare uno o più paesi dell'allargamento nell'UE e di fare un altro passo verso un continente veramente unito”, ha detto la Commissaria, che ha anche ricordato i piani per favorire il passaggio rapido e senza attese ai confini nei Balcani occidentali. “Se pienamente implementati, contribuirebbero a ridurre i tempi di attesa alla frontiera dal 50% al 70%. La Banca Mondiale stima che anche una riduzione di tre ore nei tempi di attesa potrebbe aumentare il PIL regionale del 3%. È frustrante – ha commentato - vedere così tanto potenziale non realizzato nei Balcani occidentali a causa di tensioni bilaterali e controversie irrisolte”.
Con questi programmi diamo realizzazione al diritto di vivere nelle aree di confine e di renderle più attrattive".
E dell’importanza delle politiche di cooperazione per la realizzazione del sogno europeo ha parlato anche il vicepresidente della Commissione Europea Raffaele Fitto: “La cooperazione, in particolare nelle aree di confine – ha detto – è la chiave dei valori europei, e Interreg è uno degli strumenti. Con questi programmi – ha aggiunto – realizziamo uno dei diritti cari anche alla presidente Ursula von der Leyen, il diritto di vivere nelle aree di confine e renderle più attrattive. Si tratta però ha aggiunto, di uno strumento che va anche modernizzato e reso più semplice, perché la situazione è radicalmente cambiata negli ultimi anni.

Non è mancato un commento sul confronto in atto fra Stati Uniti e Unione europea: “Io – ha detto - penso che l'Europa debba costruire una sua dimensione, debba difendere dei valori che sono fondamentali in questo contesto e debba farlo creando le migliori condizioni possibili perché su alcuni grandi temi ci sia la capacità di muoversi in modo unitario. L'unità è fondamentale. L’Europa in questo momento rappresenta sicuramente il modo migliore per affrontare le sfide geopolitiche”.
La Slovenia sostiene una forte politica di coesione e continuerà a farlo anche in futuro”
Il valore della cooperazione transfrontaliera come “incubatore per l'allargamento dell'UE” è stato ricordato anche dal ministro Aleksander Jevšek: “La Slovenia – ha detto – sostiene una forte politica di coesione e continuerà a farlo anche in futuro”. Il ministro ha però anche indicato alcuni cambiamenti necessari, come “procedure di accesso ai fondi di coesione da parte dei beneficiari più rapide e semplici, riducendo la burocrazia”.
Il governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga aprendo i lavori ha ricordato come “in un'epoca di grandi cambiamenti e tensioni globali il ruolo di Interreg non possa che rafforzarsi: dobbiamo – ha detto - assicurare una governance più efficace, strumenti più flessibili e investire di più sulle azioni di sensibilizzazione dei cittadini rispetto alle grandi opportunità che la politica di coesione offre. Su questo le Regioni sono disponibili a collaborare e dare il proprio apporto sia a livello nazionale sia di Commissione europea".
Oggi Gorizia e Nova Gorica rappresentano un esempio di collaborazione transfrontaliera straordinaria, primo esempio di Capitale europea della cultura condivisa".
Fedriga ha anche sottolineato la scelta di Gorizia come luogo per l'evento annuale Interreg, “soprattutto in considerazione del fatto che oggi Gorizia e Nova Gorica rappresentano un esempio di collaborazione transfrontaliera straordinaria, primo esempio di Capitale europea della cultura condivisa”.
Nel corso della giornata Fitto ha anche raggiunto in Comune il sindaco di Gorizia, Rodolfo Ziberna, per firmare il libro delle visite, ma anche per parlare del futuro della Capitale europea della cultura e di una possibile, prosecuzione delle attività grazie ai fondi europei. “Abbiamo parlato di un progetto per accompagnare, anche altre città della cultura”.

“Mi piace sottolineare che la Commissione Europea ha scelto Gorizia e Nova Gorica per l’importante evento di oggi per poter dare un messaggio, perché la politica transfrontaliera di cooperazione rappresenta in questa realtà un momento significativo di risultati raggiunti. Il valore simbolico della doppia capitale della cultura, Nova Gorica e Gorizia, non può fermarsi a quest'anno, ma deve essere una delle basi sulle quali costruire queste politiche per il futuro. Da una parte dobbiamo guardare agli attuali programmi della politica di coesione, ai nuovi scenari che abbiamo di fronte, e ai cambiamenti che ci sono, dall'altra creare le condizioni per rafforzare questa politica”.
Alessandro Martegani