Foto: Martegani
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Era un progetto a cui i consiglieri comunali cattolici, ma non solo, stavano lavorando da anni e che aveva ricevuto l’approvazione unanime del Consiglio Comunale: intitolare una strada a Giovanni Paolo secondo, il Papa Santo scomparso esattamente 20 anni fa, ma soprattutto giunto a Trieste quasi 33 anni or sono, nel maggio del 1992.
La scelta era caduta sulla lunga strada che porta al santuario di Monte Grisa, il tempo mariano, voluto da monsignor Santin, che guarda la città e il golfo dall’alto e sfida il freddo e le potenti raffiche di Bora dell’altopiano, condizioni che fra l’altro, avevano favorito un crollo di parte della struttura nel 2004 e poi di nuovo nel 2007.

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L’intitolazione della strada, avvenuta questa mattina con la scopertura della targa da parte, fra gli altri, del vescovo di Trieste monsignor Enrico Trevisi, del presidente del Consiglio Comunale Francesco di Paola Panteca e dell’assessore Comunale Michele Babuder, rappresenta anche un modo per dare importanza al santuario, che dopo il covid ha visto dei lavori di messa in sicurezza ed è stato rilanciato come luogo di pellegrinaggio.
Panteca ha ricordato come in due occasioni, prima nel 2005 e poi di nuovo nel 2018, la mozione che chiedeva l’intitolazione fosse stata approvata senza nemmeno un voto contrario, a riprova del fatto che Giovanni Paolo secondo è una figura riconosciuta da tutti, e l’intitolazione è un traguardo per tutta la città, raggiunto dopo un iter molto lungo, durato anni.

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Enrico Trevisi ha sottolineato l’importanza di questo passaggio per diffondere la parola di Karol Wojtyla, e valorizzare il santuario che ha aggiunto, non deve essere dimenticato dalla città come successo in passato.
“La cosa bella – ha detto Trevisi al termine della breve cerimonia di scopertura della targa - è che il Papa ci ricorda che veniamo qua ad ascoltare Maria che ci dice ‘ascoltiamo Gesù’. È la testimonianza di un Santo, che è ancora vivo nei nostri cuori e che ci ricorda l'essenziale in un mondo talvolta così pieno di tenebre, di sopraffazioni e di preoccupazioni, dove vediamo il futuro molto fosco, e invece sono delle luci e noi siamo chiamati a guardare, anche arricchiti dalle testimonianze di chi ci ha preceduto. Impariamo anche da San Giovanni Paolo II, e l'augurio è di fare di questo santuario ancora un di più la casa di tutti i triestini e anche del Friuli Venezia Giulia, per fare in modo di ritrovare quella giusta sintonia per affrontare il futuro con speranza”.

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“Prendiamoci – ha poi aggiunto ricordando le condizioni della struttura - un po' più cura anche di questo santuario, che ha bisogno di sostegno, ci sono anche opere di manutenzione da fare: vogliamo che resti bello, che resti un luogo nel quale poter venire con calma, e trovare il silenzio e la preghiera immersi nella natura, guardando il Golfo di Trieste. Ci sono tante possibilità perché sia rilanciato ed entri un po' di più nel cuore dei triestini”.

Alessandro Martegani

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