
A seguito di presunte attività corruttive perpetrate nel contesto dell'invasione russa, l'Ufficio nazionale anticorruzione ucraino Nabu e la Procura speciale anticorruzione Sapo hanno avviato un'indagine che coinvolge un ex funzionario di alto livello del Ministero della Difesa, l'amministratore di imprese di fornitura connesse, due dirigenti aziendali e un'ulteriore persona fisica, come reso noto la scorsa settimana dalla testata Ukrainska Pravda. Le accuse formulate dal Nabu nei confronti dei soggetti indagati contemplano ipotesi di appropriazione indebita, malversazione o abuso di risorse finanziarie mediante condotte fraudolente, unitamente a operazioni di riciclaggio di capitali e altri valori patrimoniali. Si stima che l'ammontare del presunto danno erariale si attesti su almeno 733 milioni di grivne ucraine, equivalenti a 16,35 milioni di euro, circostanza avvalorata da perizie tecniche. Le indagini hanno rivelato che, nel periodo 2022-2023, l'approvvigionamento alimentare per le forze armate avveniva tramite cataloghi predefiniti, comprendenti 409 articoli. È stato accertato che solo il 10% di questi, veniva ordinato con regolarità, mentre la restante parte, a causa della loro stagionalità o scarsa richiesta, veniva raramente o mai acquistata. Attraverso tale sistema, i fornitori avevano la facoltà di alterare la politica dei prezzi a loro favore, preservando al contempo la stabilità della spesa complessiva per le confezioni. Un meccanismo che avrebbe consentito a due società riconducibili al medesimo titolare di realizzare profitti illeciti, parte dei quali sarebbero stati trasferiti all'estero e presumibilmente investiti per l’acquisizione di strutture alberghiere in Croazia e ulteriori beni.
Alessia Mitar