Torna Edo Zanco, l'artista capodistriano (e orgogliosamente "portolan", dal paesino dell'interno dell'Istria dov'è nato) che si è fatto conoscere per le sue sculture realizzate con materiali di recupero: vecchi attrezzi da lavoro e altri elementi in ferro, legno o pietra che hanno ormai esaurito la loro funzione originaria e che nelle sue creazioni acquistano nuova vita e nuovi significati. Una pratica artistica che combina assemblaggio e ready-made, cioè il comune manufatto di uso quotidiano, con esiti spesse volte giocosi o ironici e un peculiare richiamo all'Istria nativa. "Boscarin", "Capra", "Asino", "Re istriano" (allusione a Epulo, ultimo re degli Istri) sono alcuni dei titoli delle sue opere che serviranno a esemplificare la cifra creativa di Edo Zanco, ora al centro di una mostra inaugurata ieri all'Atelier Svojc, piccolo spazio d'arte nella città vecchia di Capodistria, che con la sua attività espositiva perpetua la memoria dello scultore Vojc Sodnikar Ponis Svojc.
"Sono materiali che hanno una loro storia, impregnati di quest'Istria e della nostra storia, bella o brutta che sia. E che mi danno un senso di contentezza, perché li avverto più vicini del materiale nuovo. Rappresentativi del tempo, che fa il suo corso. E questo per me vuol dire tanto", spiega Zanco.
Insieme alle sculture stavolta ci sono anche alcuni dipinti, tra cui un "Blu profondo" datato 2025. Zanco racconta di lavorare molto spronato dagli amici, e allora anche una mostra diventa un momento di condivisione. Questa l'ha voluta dedicare a Palmira, un'amica della sua cerchia che non c'è più.
Certo manca molto, a tutti, anche la cara figura di Vojc Sodnikar, lo scultore, vicino alla comunità italiana, che sapeva trasformare la pietra in bellezza. Tra lui ed Edo Zanco la compagna Graziella Ponis riconosce un tratto in comune: "La sincerità. E il piacere di realizzare le cose, di farle. Indubbiamente anche il legame con l'Istria, che entrambi sentono in maniera forte".
