L'arte esercitata a livello amatoriale è un autentico nutrimento dell'anima, sia per chi la pratica e sia per chi la "riceve". Parola del critico Dejan Mehmedović, chiamato a introdurre - con la competenza che il pubblico della "Santorio Santorio" ben conosce - la retrospettiva di Nevina Pečarič, omaggio della Comunità degli italiani di Capodistria agli ottant'anni dell'autrice, compiuti giusto ieri. Quattro i cicli al centro della mostra, una sinfonia in blu, colore prediletto e nota dominante. Come nelle tecniche miste che compongono il "Canto della mia anima" o nell'altro suggestivo ciclo, dedicato al motivo degli angeli, figure ammantate di un'aura prodigiosa e straordinaria e allusione a una pace interiore che rasserena lo spirito. Ma a catturare lo sguardo del visitatore nella sala espositiva di Palazzo Gravisi è anche una piccola selezione di deliziose sculture in composito polimaterico, tecnica che Nevina Pečarič ha appreso in uno dei molti corsi d'arte frequentati negli anni presso circoli e associazioni locali. Esperienze che, insieme all'inventiva e a una innata curiosità, le hanno permesso - ha ricordato il presidente della Comunità e curatore della mostra Mario Steffè - di affinare il proprio linguaggio artistico, approdato da un figurativismo realista a un'espressione caratterizzata da figurazioni simboliche e accenti onirici, con un marcato colorismo ed effetto materico.
I lavori scelti per la mostra ("Sfere celesti e angeliche visioni", visitabile fino al 25 aprile) racchiudono un ventennio di creatività di Nevina Pečarič: il suo periodo più recente. Un ambìto riconoscimento nazionale ricevuto nel 2005, il "Tavolozza d'oro" (Zlata paleta), le ha infatti regalato - lei stessa ce lo ha confidato con un sorriso - nuovo slancio e fiducia nelle proprie capacità.
Ieri un bel pubblico, composto da tanti estimatori e amici, ha presenziato all'inaugurazione della sua antologica, occasione per festeggiare anche un radioso compleanno. Con tanto di torta finale.
