
Il viaggio in Slovenia di Marta Kos prevede un'agenda fitta, nella quale sono però già inserite le polemiche. Oltre a incontrare il Primo ministro, Robert Golob, la ministra degli Esteri, Tanja Fajon, e i parlamentari della commissione affari esteri ed europei, Kos sarà focalizzata in particolare sull'incontro informale dei ministri dell'Interno dei paesi che aderiscono al Processo di Brdo. L'obiettivo del vertice è di lavorare al rafforzamento della cooperazione nell'Europa sudorientale per contrastare la tratta di esseri umani e l'immigrazione illegale, una discussione molto sentita alla quale prenderanno parte, tra gli altri, il Commissario europeo per gli Affari interni, Magnus Brunner, i ministri degli Interni di Croazia, Kosovo e Montenegro e rappresentanti di diverse agenzie e organizzazioni internazionali. A Nova Gorica invece, insieme al vicepresidente della Commissione europea Fitto, Kos inaugurerà la due giorni di Interreg GO!, evento che fa parte del programma della capitale europea della cultura transfrontaliera Go!2025, nell'ambito del quale è previsto anche un evento sul futuro della politica di coesione dell'Unione europea con oltre 500 decisori locali, regionali, nazionali ed europei. Ma il tema caldo, con ogni probabilità, sarà la posizione europea sulla politica di allargamento, tema al centro di un dibattito alla Casa dell'Ue a Lubiana. Solo una settimana fa, infatti, Kos ha incontrato a Bruxelles il presidente serbo, Aleksandar Vučić, definendo l'incontro molto costruttivo. Un'uscita che ha sollevato numerose critiche, dalla Slovenia così come dalla Serbia. In patria la levata di scudi è arrivata, tra gli altri, anche dall'Accademia slovena delle scienze e delle arti, che insieme ad altre organizzazioni per la pace ha condannato con una lettera pubblica le dichiarazioni della Commissaria, accusata di ipocrisia così come tutta l'Unione europea.
Nonostante le critiche e le preoccupazioni, però, Bruxelles ha detto di voler continuare a trovare le modalità giuste per progredire nell'adozione delle riforme necessarie per il futuro europeo della Serbia.
Valerio Fabbri