La ministra della Salute, Valentina Prevolnik Rupel, intervenuta durante la 99ima seduta straordinaria della Camera di Stato che ha approvato la proposta di legge della maggioranza. Foto: DZ/Matija Sušnik
La ministra della Salute, Valentina Prevolnik Rupel, intervenuta durante la 99ima seduta straordinaria della Camera di Stato che ha approvato la proposta di legge della maggioranza. Foto: DZ/Matija Sušnik

Con 50 voti a favore e 7 contrari la maggioranza approva la legge di riforma sanitaria che prevede una netta divisione fra pubblico e privato. Passa anche l'emendamento che impedirà ai medici e agli operatori sanitari impiegati nel pubblico di lavorare per aziende private, salvo rare eccezioni, lasciando margini di manovra e flessibilità solo per il doppio lavoro in altre istituzioni pubbliche e concessionarie a determinate condizioni. Il voto ha ribadito, ancora una volta, che la maggioranza non è solo numerica, ma anche politica, perché Movimento Libertà, Socialdemocratici e Sinistra hanno scelto in maniera compatta di sostenere una legge di ispirazione governativa, senza indietreggiare davanti alle critiche avanzate tanto dall'opposizione quanto dall'associazione di categoria. Contro hanno votato solo i deputati cristiano-democratici di Nuova Slovenia, mentre Partito democratico sloveno e gruppo misto erano assenti al momento del voto in segno di protesta. Rientrato in parte anche il mal di pancia dei giorni scorsi della ministra della Salute, Valentina Prevolnik Rupel, che ha accolto con soddisfazione gli emendamenti che regolano l'integrazione delle istituzioni sanitarie pubbliche ed estende l'obbligo di partecipazione all'assistenza continuativa a tutti gli operatori della rete pubblica. La legge, composta da oltre 200 pagine, entro 7 giorni passerà al vaglio del Consiglio di Stato, e con ogni probabilità finirà anche sotto la lente d'ingrandimento della Corte Costituzionale, dove l'Associazione dei medici ha promesso battaglia. Intanto però il premier, Robert Golob, gongola per l'approvazione di una riforma che, ha detto, mette fine alle pratiche dannose che hanno indebolito il sistema pubblico per decenni. Il tutto, nel giorno in cui ha presenziato, insieme alle parti sociali e ad altri membri del governo, alla firma dell'accordo sulla riforma pensionistica.

Valerio Fabbri